Ve lo avevo promesso
Vorrei informare chi non era presente che ieri sera ho malauguratamente detto a Mushin che avrei scritto un post “dimmi le parole”.
Quasi senza accorgermene ho dunque promesso un post di mille parole. Non che abbia problemi a scriverlo, anzi. Basta seguire il flusso dei pensieri senza filtro, non rileggere troppo quello che si scrive e commettere errori grammaticali dovuti alla fretta1. In alternativa si potrebbe scrivere una utilissima guida tecnica su come risolvere problemi legati al fatto che la nostra ragazza ci vede verdi in videoconferenza districando, in questo modo, i problemi di webintimità di Almostviola. Certo nei commenti potrebbero scrivermi che sono un pupazzo che non sa imporsi sulla propria ragazza.
Imposizione, questo sembrerebbe uno spunto interessante. Cerco di intuire il modo di intendere i rapporti interpersonali del commentatore e mi vengono alla mente solo ominidi che passano il tempo a darsi colpi in testa con delle clave. Chissà perché non la trovo più una cosa tanto interessante. Cambio idea, cerco un nuovo argomento.
Ho sempre voluto scrivere un post sulla felicità, o almeno ho sempre voluto scriverlo da un paio di settimane a questa parte. Niente di profondo o complicato, una cosa semplice e diretta. Roba che potrei uscirmene in otto righe2, di cui quattro sarebbero una citazione di Schopenhauer ed altre quattro una di Kant.
Banalmente sono triste quando non riesco ad ottenere quello che voglio. Quindi la prima cosa da capire è cosa voglio. Potrebbe sembrare un’operazione ovvia ma la maggior parte della gente non ne ha la minima idea. La dimostrazione pratica di ciò è data dalla semplicità con cui il consumismo riesce a creare bisogni fittizi negli uomini trasformandoli in consumatori. Dopo aver capito cosa voglio devo capire cosa posso. A questo punto viene la parte difficile: accettare che nella maggior parte dei casi quello che posso non mi permette di ottenere quello che voglio. Per non essere triste a questo punto l’unico modo che conosco è riequilibrare le mie pretese e le mie aspettative in funzione di quello che posso ottenere. Non è facile ed è richiesto uno sforzo incredibile ma è l’unica via che ho imparato fino ad ora.
Se mi leggete scrivere queste cose non pensate che io riesca sempre ad essere coerente. Vi ricordo che pensare è una cosa, dire è un’altra, agire un’altra ancora. Inoltre sapere come vanno le cose a volte può avere il peso di una maledizione. Non sono un santo, non sono un eroe.
Generalizzare mi aiuta a riflettere, sarebbe bello poter ricondurre tutti i problemi ad uno generico in modo da riuscire a risolverli con un solo movimento. A volte mi lascio prendere la mano ed esco fuori portata prendendo delle tranvate memorabili. Anzi non troppo memorabili perché me le dimentico e ci ricasco periodicamente.
In un recente discorso, fatto con una persona per me tanto insopportabile quanto è il bene che le voglio, si parlava di sogni, ideali, obiettivi da inseguire. Io ho esordito con una frase simile a: “Invidio le persone che hanno dei sogni, degli obiettivi. Vorrei tanto averne uno da seguire per essere più motivato in quello che faccio adesso”. Lei mi ha risposto qualcosa come: “Cazzate: i sogni sono creati dalle persone per giustificare l’inutilità della loro vita”. Io: “allora invidio la loro ignoranza!”. Il discorso è terminato lì ma avrebbe potuto diventare marzulliano. Spero che almeno sul fatto che i sogni aiutino a vivere meglio siamo tutti d’accordo. Cosa si mette in dubbio è la discendenza dei sogni, la loro origine.
Chi non ha sogni viene annichilito dall’universo. Forse è per questa paura che ultimamente quando dormo ne faccio almeno due o tre per notte. Dicono che in realtà sogniamo tutte le notti ma quando ci svegliamo non ce lo ricordiamo. Ecco, io solitamente non li ricordo mai ma ultimamente le cose sono diverse. Dormo male, la mattina mi sveglio presto per poi riaddormentarmi e sognare nuovamente. Per questo motivo ricollego i miei sogni ad uno stato di inquietudine: se li ricordo vuol dire che mi sono agitato nel sonno. Non sono neanche dei bei sogni. Da informatico ho sempre pensato che i sogni siano una specie di deframmentazione del cervello. Di notte, mentre non lo usi, lui riordina i pensieri e li mette al posto giusto. Se tu sei inquieto allora interferisci e vedi quello che sta succedendo mentre dovresti essere rilassato a goderti il nulla per otto ore di fila.
Ultimamente per rilassarmi piego la carta per ottenere figure che somigliano ad animali. Funziona? No.

Il mio preferito è il topo. È anche relativamente semplice da ottenere ma è l’unico che necessita di un pennarello per la realizzazione di occhi, naso e baffi. A volte ne scelgo uno e gli do fuoco. È rilassante? No. Non sono un piromane, simulo il naturale andamento della vita. Animali di carta muoiono bruciati, mi sembra logico. Sono scemo? Forse si. Guardare i falò solitamente mi rilassa, tra tutti gli elementi il fuoco è quello più interessante. Forse perché tra acqua, terra e aria è quello che manifesta la sua energia nella forma più facilmente identificabile.
Sto per finire, credo di essere arrivato alla famosa pagina e mezza™, quello che mi domando è: vi è convenuto veramente farmi scrivere il post lungo? Potrei prenderci gusto. Quelli che leggono siete comunque voi e la mente malata che scrive è sempre la mia :P
Tra pochi minuti pubblicherò questo post, berrò mezza bottiglia d’acqua ed uscirò in terrazza a guardare il cielo non vedendo neanche una stella a causa dell’inquinamento luminoso di questa città. Tutto ciò è decisamente fastidioso.
Ecco, uno piccolo di sogno ce l’ho anche io se ci penso bene. Vorrei vivere in un posto in cui alzando lo sguardo al cielo si possano distinguere tutte le fottutissime costellazioni dell’universo osservabile.
- come insegna proprio lo stesso Mushin in 3/4 dei post che scrive su web[garden|strategist] ↑
- e si, salgo sopra la media dei miei post ↑

